LA MAGICA HP
                                 di Graziano Paolo Vavassori
- Terza parte                                                 ( Parte - - - - - )
     Ci sono due cose che odio la mattina: essere svegliato appena addormentatomi ed essere svegliato in mal modo. Patrik fu in grado di generare entrambi i fastidi, con tre pugni alla porta ed un urlo perfettamente coerente con i contadini di queste parti, proprio quando, stremato, mi sono addormentai dopo una notte di dolci pensieri con un solo comune denominatore: Ambra. Fu sempre lei ad addolcirmi la giornata, di fronte a me durante la colazione, già truccata, già bellissima.
     A volte la mia mente si estranea dal mondo circostante e si impegola nella risoluzione di qualche problema anche ipocritamente su scala mondiale; altre volte si sofferma su particolari apparentemente insignificanti, ma non comuni. In quell'istante mi domandai come poteva la natura disegnare con tanta precisione sulle guance di Ambra due figure delicatamente rosate e simmetriche, perfette, e le osservavo, le osservavo, tanto lei non si accorgeva, mangiava e volgeva lo sguardo da tutt'altra parte, seria, così come l'avevo conosciuta la sera prima. Credo che nascondesse molta fragilità dietro a quell'aria imbronciata, seria, che ostentava sovente. Ebbi come l'impressione che ci fosse qualcosa in lei che la logorava, che le regalava della sofferenza a piccole ma costanti dosi. A cosa pensare se non all'amore, ma potrebbe essere qualcosa di più ampio, come una certa insoddisfazione nel lavoro; a proposito, chissà quale era il suo livello di notorietà. Magari a quel tempo era una modella ultrafamosa nel suo paese ed io nemmeno lo sapevo.
     Patrik, il burbero, lo schizzato, il Maestro, così come lo chiamava Santos, con un pezzo di biscotto bloccato fra le labbra mi sgomitò e con un muggito ci fece capire che era ora di iniziare a lavorare. Le sedie di ferro strisciarono sul pavimento del terrazzo con veranda dell'hotel, portando all'orecchio uno sgradevole suono, e tutti ci alzammo al comando di Patrik, sincronizzati, come certi branchi di pesci che, per quanto numerosi, deviano subitamente direzione tutti insieme all'impulso istintivo di uno solo di loro. Ognuno prese uno zaino con l'attrezzatura e ci si incamminò verso l'uscita. Erano solo le 9:00 del mattino, ma l'aria era già inrespirabilmente calda.
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