Le rivolte dei comitati dei pendolari associate ai comunicati e alle denunce delle Associazioni dei consumatori sono la spia di questo malessere che travolge Trenitalia, concentrata senza più scrupoli a duellare per il mantenimento di quel privilegio ormai attentato dall’imminente avvento del consorzio NTV di Montezemolo, che ha finalmente rotto il dominio dell’ex monopolista del settore introducendo la concorrenza.
     Recentemente, poi, tanto per confermare la politica autolesionista delle ferrovie, sono stati soppressi anche i treni notte, che garantivano il servizio di circolazione notturno nel Paese per una considerevole fetta di utenza. L’ente ha giustificato la soppressione adducendo il pretesto della antieconomicità del servizio, il quale, dati alla mano, tutto era fuorché non redditizio, visto che i convogli notturni viaggiavano con coefficienti di riempimento ragguardevoli.
     L’agguerrito amministratore delegato Moretti e soci, protesi nel tentativo di indurre, anche se sarebbe più corretto usare il termine di “costringere”, i passeggeri a utilizzare le direttrici dell’Alta Velocità, hanno ignorato colpevolmente questa esigenza e restano sordi alle lamentele dei tanti “pendolari della penisola”, che chiedono a gran voce il ripristino delle relazioni notturne tra nord e sud del Paese. Ciò conferma come Trenitalia intenda generare solo profitti sulle linee ritenute redditizie, dimostrando, ancora una volta, il totale disinteresse nel rafforzare l’intera rete nazionale e non limitarsi a privilegiare l’unica, per ora, direttrice ad Alta Velocità che collega Milano a Napoli.
     Identico discorso vale per lo stato delle infrastrutture come stazioni e convogli, che, fatta eccezione per il solo Freccia Rossa, sono abbandonati al loro destino e sono vittime della colpevole disattenzione del gestore ferroviario. Gran parte delle stazioni medio piccole dell’intera rete nazionale sono ormai automatizzate e non dispongono di alcun presidio, prive, tra l’altro, di quei minimi servizi per il viaggiatore, come toilette, servizi di ristorazione, sale d’aspetto. Basta soffermarsi in qualsiasi stazione di un percorso per comprendere come difficilmente quelle che una volta erano luoghi di informazione e punti di riferimento per il viaggiatore siano diventati lugubri siti senz’anima, depositi di sporcizia, aree dimenticate e spesso mal frequentate. Le medesime considerazioni valgono per la maggior parte dei treni locali, espressi ed intercity, alternativi all’Alta Velocità, ma diventati icone del vecchio e testimoni di una disorganizzazione diffusa che fa presagire ad una eutanasia del sistema.

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