MA DIO C'È?
                                  di Gaudenzio Rovaris

     Di fronte alle notizie quotidiane diffuse dai media il nichilista Nietzsche avrebbe di nuovo urlato “Dio è morto”, per lui un modo per affermare che l’idea di Dio non è più fonte di alcun codice morale o teologico [vedansi per un approfondimento www.wikipedia.org alla voce “Dio è morto” o www.filosofia.it nelle pagine dedicate a Nietzsche].
     Guccini lascia un filo di speranza “…che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge, / in ciò che noi crediamo Dio è risorto, / in ciò che noi vogliamo Dio è risorto, / nel mondo che faremo Dio è risorto”.
     L’idea di dio è innata nell’uomo, che ha sempre cercato di risolvere il problema escatologico (dell’origine e del dopo) sia con archetipi quali l’acqua, l’aria, il fuoco, l’aria, i numeri… sia con la trasposizione al divino delle caratteristiche umane o con una umanizzazione di Dio (l’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, con la considerazione che, se a definire Dio fosse stato un cavallo, Dio sarebbe un cavallo).
     Capire il perché delle cose e perché avvengano è il problema. Virgilio rivolgendosi a Dante nel terzo canto del Purgatorio: “Matto è chi spera che nostra ragione / possa trascorrer la infinita via / che tiene una sustanza in tre persone. // State contenti, umana gente, al *quia*; / ché se potuto aveste veder tutto, / mestier non era parturir Maria; // e disiar vedeste sanza frutto / tai che sarebbe lor disio quetato, / ch'etternalmente è dato lor per lutto: / io dico d'Aristotile e di Plato / e di molt'altri; e qui chinò la fronte, / e più non disse, e rimase turbato.” [vv 34-45]
     Addirittura per i sapienti dell’antichità sarebbe quetato il desiderio di conoscere che ora è addirittura il loro rammarico eterno!
     Anche il buon Manzoni, che in una prima fase della sua conversione vedeva il male e la sofferenza come mezzi di riscatto e di purificazione in vista di una beatitudine post mortem, nella famosa pagina del capitolo VIII del saluto di Lucia ai suoi monti “…Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”. Dio non vuole il male degli uomini, ma non può impedirlo perché è troppo rispettoso dell’arbitrio degli uomini; ma sa trarre dalle cattive opere dell’uomo tutto il bene possibile, anche se noi dobbiamo solo avere fede che questo succeda e non volere capire sempre il perché.

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