Napoleone e quella dell’Archeologia, con la dottoressa Maria Fortunati. Ci si doveva spesso consultare ed incontrare prima di procedere, mentre diverse sezioni dello scavo sono state portate alla luce scavando a mano.”
     La tecnica e la tecnologia usate.
     “Oltre a macchinari specifici per scavare in luoghi diciamo delicati come all’interno delle mura di Città Alta, dove è vietato sbagliare, ci siamo avvalsi di uno scanner laser che, con milioni di punti luce interpretati da un elaboratore, ci hanno permesso di tracciare una specie di scheletro della cannoniera affinché potessimo scavare con una certa sicurezza.”
     Quanto siete soddisfatti del risultato?

     “Siamo sicuramente soddisfatti del lavoro svolto, non tanto per i complimenti che abbiamo ricevuto, ma per le affermazioni della gente. I cittadini bergamaschi hanno manifestato grande

felicità per questa operazione di recupero della cannoniera. Loro ci hanno reso felici.”
     Parlateci del prossimo passo, la scalinata che conduce alla cannoniera...
     “Ci sarebbe ancora del lavoro da fare per completare l’opera e ci auguriamo di poterlo svolgere. Il passo successivo è quello di collegare definitivamente la cannoniera con via Tre Armi. Storicamente vi era questo accesso alla cannoniera; se completato, permetterebbe di salire in Città Alta sfiorando le mura a ridosso del baluardo e attraversando il sito recuperato, sbucando a due passi da Colle Aperto. Preciso anche che quanto noi oggi possiamo osservare non è tutta la cannoniera. C’è una parte che abbiamo temporaneamente chiuso con un intonaco in stile antico che potrà essere lasciato così per sempre, a meno che non si decida di recuperare anche l’altra parte ancora interrata. A quel punto basterà abbattere questo muro e proseguire negli scavi.”
     Pensate che ci saranno altri luoghi simili da portare alla luce e vi piacerebbe poterlo fare?
     “Ci sono molti altri luoghi simili ed ancora nascosti. Sarebbe certamente bello poterli recuperare, in quanto Bergamo è una città bellissima e se valorizzata porterebbe veramente tanti turisti. Abbiamo parecchia storia da raccontare; un turista potrebbe necessitare di una settimana di vacanza per poterla vivere come spesso noi italiani facciamo all’estero.”
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