“Quello non si potrebbe dire neanche adesso! Il musicista con la M maiuscola per me è quello che riesce a trasmettere emozioni indipendentemente dal genere musicale che suona, può farlo suonando una musica interamente già scritta, può farlo improvvisando dalla prima nota all'ultima.” E tu quando sei tornato a casa dicendo sono un musicista! “Beh, quello l'ho sempre sentito perché, anche da bambino, io, quando suonavo, mi ‘gasavo’ già! A dodici anni ho partecipato ad un concorso sonoro suonando ‘Feeling’ e durante l'esibizione io mi sentivo già ‘uno di quelli veri’, ero convinto di essere già un musicista. Già allora volevo trasmettere emozioni e non solo suonare le note giuste. La fortuna è stata anche di aver iniziato a suonare da piccolo perché cresci suonando e oggi sto meglio su un palco che giù, preferisco essere sul palco a suonare che ascoltare un concerto.”
     Ci racconti qualcosa della tua esperienza al fianco dei grandi del jazz?
     “Posso dire di avere avuto la fortuna di essere stato al fianco di grandi musicisti, indipendentemente dal jazz o non jazz. L'esperienza più importante penso sia stata la vittoria ad un Seminario che si è tenuto a Graz, con Dave Liebman nel '93-'94. Nonostante il mio difficile rapporto con l'inglese sono riuscito ad instaurare con lui un bellissimo rapporto sebbene lui sia considerato un ‘duro’ del jazz, uno che tiene sempre le distanze e non si fa problemi a dirti quello che ti deve dire. In quell'occasione erano radunati i migliori allievi di tutte le scuole del mondo e lui doveva esprimere il proprio giudizio su chi aveva delle chances per fare il musicista e chi no. Ricordo che fra tutti i saxofonisti partecipanti al Seminario, l'unico che si è presentato con il sax soprano sono stato io, quasi gli altri temessero il giudizio sullo strumento prediletto da Liebman, e ricordo ancora il suo sguardo nei miei confronti quando se ne è reso conto. Ricordo poi con piacere gli incontri con Rava, uno che dice poche parole, ma quelle poche parole sono sufficienti a farti imparare molto. Tantissimi stimoli mi sono stati trasmessi dalla collaborazione con musicisti brasiliani, tutti musicisti giramondo, sempre con la valigia in mano alla ricerca di nuove esperienze, che mi hanno fatto conoscere nuovi ritmi. Bellissima anche l'esperienza con i Cordoba Reunion, dove sono stato chiamato in alcune circostanze a sostituire Javier Girotto. Sono musicisti ‘pazzeschi’ in grado di trasmetterti un'energia indescrivibile.”
     Da un punto di vista discografico vanti diverse incisioni, qual’è l'album a cui sei più affezionato e perché?
     “Affezionato solo ad uno direi di no, però c'è l'album ‘Pensieri Africani’ del

        pagina 04 di 06
 
 
 
 
 
Infobergamo® - www.infobergamo.it è un prodotto H.S.E. - Leggi la nostra CDD - Validazione XHTML - CSS
Autorizzazione Tribunale di Milano n.256 del 13 aprile 2004. Vietata la riproduzione e la riproposizione non autorizzate di testi ed immagini.
Bergamo, Intervista, Guido, Bombardieri, Musicista, Jazz, Clarinetto, Sax, Collaborazioni, Concerti, Pensieri Africani, Stefano Bertoli