LE ELEZIONI POLITICHE 2013 SI AVVICINANO, QUALI SCENARI?
                                              di Pierluigi Piromalli

     Il Paese, devastato dalle contraddizioni intestine e dalle spallate di un sistema politico sempre più lontano dalle aspettative della collettività, si avvicina a grandi passi alla data delle consultazioni elettorali, che costituiscono il momento critico della verità e della speranza per una nazione avvitata su se stessa e stritolata dai rigurgiti di una restaurazione ormai inevitabile.
     Calato il sipario sull’Esecutivo tecnico, presieduto da Mario Monti, si ipotizzano ora gli scenari futuri e si disegnano le probabili alleanze politiche, che si candidano alla guida del Paese. Sono, quindi, riaffiorate le logiche brutali ed autolesioniste dell’attuale politica urlata, dove gli schieramenti si sfidano a colpi di favella, senza risparmiarsi pesanti accuse, e dove i media gongolano cavalcando il rituale stucchevole di un avanspettacolo di basso profilo.
     Perfino colui che era stato presentato come il guastatore, che interrompeva la continuità imbarazzante della politica consunta e ripetitiva della Seconda Repubblica, ovvero quel Matteo Renzi “primo cittadino” di Firenze, si è allineato facilmente alla consuetudine imperante attaccando il Palazzo e trincerandosi dietro la mera necessità di cambiamento. Il sedicente nuovo diventava improvvisamente vecchio e scontato, ma soprattutto non sapeva intercettare non tanto i consensi del proprio schieramento quanto quelli del popolo degli indecisi. È stupefacente osservare come l’avvicinarsi dell’esame di maturità, in questo caso le elezioni, generi un’effervescenza della classe dirigente, la quale improvvisamente esce dal torpore distribuendo ricette e farmaci curativi per la società e per l’economia e, allo stesso tempo, induca i politici a camaleontiche trasformazioni e ad acrobazie ideologiche finalizzate all’acquisizione dei consensi.
     Insomma, senza scendere nel merito dei singoli programmi, non passa inosservata la sempre più inquietante frammentazione di associazioni partitiche, liste civiche e movimenti che si delineano sul territorio e che rappresentano quanto di peggio potesse accadere in un momento in cui il Paese avrebbe invece avuto necessità di concentrare i consensi in poche formazioni elettorali per garantire stabilità e soprattutto governabilità.
     Viviamo, però, in una democrazia - sebbene abusata, vilipesa e abbruttita da coloro che non ne hanno saputo e voluto cogliere la vera essenza - che, come tale, favorisce la diffusione e la libertà delle idee, ma che non deve sviare dal fondamento al quale essa stessa appartiene. La politica non è un gioco, ma si

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