INGHILTERRA: LA VERA STORIA DI STONEHENGE
                                              di Massimo Jevolella

     Il mese scorso siamo andati alla scoperta del Sese Grande di Pantelleria: un monumento megalitico che riproduce la struttura del sistema solare. Perché allora non compiere un lungo salto verso Nord, fino in Inghilterra, per conoscere un altro monumento megalitico della tarda età neolitica, di gran lunga più famoso del nostro mediterraneo “panettone cosmico”? Avrete già capito che intendo parlare del “cerchio magico” di Stonehenge, uno dei luoghi che maggiormente attirano gli appassionati del mistero da ogni parte del mondo.
     Ci siamo già occupati di Stonehenge diversi anni fa, sono state dette troppe sciocchezze pseudo esoteriche. Vogliamo allora immergerci nella vera storia di questo straordinario “tempio astronomico” di quasi cinquemila anni fa?
     Come nei buoni romanzi che si rispettino, la nostra storia può cominciare nelle pagine di un antico manoscritto abbandonato nel fondo di una biblioteca polverosa. Da secoli, tra i tesori custoditi al Collegio del Corpus Christi di Cambridge, giaceva infatti un libro di magia che avrebbe potuto mandare in estasi Sua Maestà Giacomo I, re d’Inghilterra dal 1603 e figlio della sventurata Mary Stuart, ma Giacomo, che andava pazzo per la magia, ignorava l’esistenza di quel libro. Nessuno gli aveva mai parlato della strana favola della “danza dei giganti”, narrata in quelle pagine rosicchiate dai tarli. Poi, in un tardo pomeriggio di giugno, Giacomo decise di fare una bella cavalcata nella piana di Salisbury, in compagnia del suo fido architetto di corte, il celebre Inigo Jones, il quale aveva studiato in Italia alla scuola palladiana. All’improvviso, guardando verso ovest, sull’orizzonte che già si tingeva dei colori crepuscolari, i due videro stagliarsi le sagome di alcune strane colonne. Seguito dall’architetto, re Giacomo spronò il cavallo in quella direzione e quando fu in mezzo ai megaliti di Stonehenge ebbe una delle sue bizzarre idee: «Non si tratterà dell’opera di un mago?»
     Educato com’era alle teorie del razionalismo neoclassico, Inigo Jones inorridì a quell’idea, ma con molto garbo rispose: «Non direi proprio, maestà. Io credo che questo sia un tempio pagano dedicato a Coelus, il dio del cielo. Le colonne, benché in rovina, mi sembrano edificate in perfetto stile toscano». Giacomo non osò ribattere e da quel momento, per più di un secolo, la versione ufficiale su Stonehenge rimase quella dell’architetto palladiano. Secondo questa teoria, le colonne potevano risalire all’epoca dell’imperatore Diocleziano (terzo secolo dopo

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