PERCHÉ IL DOLORE?
                                  di Gaudenzio Rovaris

     Il mese scorso mi sono lasciato ispirare dal niciano “Dio è morto”; oggi, siamo nella settimana che precede la S. Pasqua, vorrei provare un pensiero sul dolore e la fede, che gli uomini non sanno risolvere logicamente.
     In tutte le religioni, l’origine del male, e conseguentemente del dolore, viene fatta risalire ad una sfida alla potenza divina ed all’incapacità dell’uomo di accontentarsi del proprio stato. D’altra parte la religione sembra essere innata nell’uomo, nonostante Marx trovi in essa una comoda risposta a tutti i perché con il trascendente. Lo stesso Rousseau nell’“Emilio”, in cui ipotizza una educazione del bambino secondo natura senza le infrastrutture sociali, scopre lo stesso educando che si inginocchia a pregare il sole…, esattamente come i politeisti dell’antichità, che cercano di attribuire alle forze della natura il bene ed il male.
     La mitologia classica ci presenta degli dei che assommano nella massima espressione i pregi ed i difetti degli uomini; il cristianesimo ci presenta un Dio che lascia libere le Sue creature al punto tale da crearle in un paradiso terrestre ideale e da vincolarle solo ad una scelta arbitraria con il divieto di utilizzare il frutto dell’albero del bene e del male. Secondo l’etica cristiana, Dio non può volere il male, ma proprio perché è rispettoso dell’uomo gli concede l’arbitrio che sconvolge il piano di Dio che poi si sente costretto ad intervenire con un atto di enorme amore per riequilibrare il disordine creato dall’uomo. È poi compito dell’uomo cercare di restare in questo ordine… purtroppo! Così non basta il sacrificio di un Dio; l’uomo continua a sconvolgere il suo mondo nella convinzione di poterlo rendere migliore… magari con delle enormi ingiustizie, portando la sua democrazia con le armi, sfruttando inconsultamente le risorse del creato.
     In questo periodo ho vissuto da vicino il dolore che ha colpito un’amica carissima, la sua enorme forza di sopportazione ed il suo “calvario” come mi aveva detto di iniziare a salire un paio di mesi prima di morire. Mi hanno sempre sorpreso il suo coraggio e la sua fede, la sua lucidità… Sono stato vicino al vedovo che sfogandosi si sente arrabbiato non soltanto per la perdita dell’amata, quanto per la sofferenza cui è stata sottoposta.
     La lettura della Passione secondo Matteo (quanto sono toccanti il film di Pasolini ateo di fronte al dramma della croce e la musica di Brahms) invita a riflettere sulla sofferenza di un Dio che avrebbe potuto evitare il supplizio, ma

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