dalle condotte di guida poco ortodosse di automobilisti e, peggio ancora, di conducenti dei mezzi pesanti. L’esempio dei paesi soprattutto nordeuropei, che ci hanno preceduto con qualche decennio d’anticipo in sintonia con la loro marcata vocazione ambientale ed ecologica, sembra essere stato recepito dalle amministrazioni più attente alle esigenze della collettività. Il direttivo cittadino, in questo senso, pare aver assunto iniziative lodevoli che si spera concludano, nel tempo, il progetto intrapreso.
     Il territorio urbano e quello provinciale si prestano, per la loro conformazione, a favorire la realizzazione di un’ampia rete ciclabile che consenta di usufruire, compatibilmente alle singole necessità, del mezzo che per antonomasia si coniuga alle moderne esigenze di mobilità. Sarà interessante verificare, allorché i principali percorsi ciclabili saranno operativi, quale sarà l’impatto che l’infrastruttura determinerà sulla collettività in termini di riduzione effettiva del traffico automobilistico, tenendo conto che bisognerà contestualmente superare il problema, non indifferente, dell’inquinamento ambientale. Se da una parte la bicicletta rappresenta il mezzo che, per eccellenza, si integra con la necessità di breve e tollerabile spostamento in una circoscritta area urbana, dall’altra non si può non tener conto che il suo utilizzo è strettamente connesso ad un abbattimento dell’inquinamento che, in questo caso, sarebbe parzialmente raggiunto con la rinuncia all’auto.
     Tuttavia, per quanto possibilisti ed ottimisti si possa essere nell’immediato futuro, resta il fatto che le piste ciclabili non possono certo rappresentare la soluzione al problema dell’inquinamento e del traffico, il quale invece richiede interventi concertati su ampia scala non certamente risolvibili in un contesto locale già compromesso. È però sintomatico il fatto che Bergamo, città condizionata dalla vicinanza di limitrofe aree metropolitane, sappia reagire proponendo soluzioni che non si limitino alla semplice individuazione di aree verdi ma favoriscano, altresì, la percorribilità viaria in ambiti protetti e dedicati. Dando uno sguardo alla mappa cittadina, si può verificare come solo una parte delle piste ciclabili sia concepita all’esclusivo utilizzo delle due ruote e come i percorsi, anche periferici, siano parzialmente delimitati sulla sede stradale dalla semplice segnaletica orizzontale che, da sola, non preserva la sicurezza dei ciclisti. L’uso ibrido delle corsie, come ben insegna l’esperienza di questi anni, rappresenta un pericoloso binomio nel quale, ad avere la peggio, è sempre e comunque il ciclista, esposto ai rischi crescenti di abitudini di guida spesso scandite da regole non scritte ed in palese contrasto con le norme del codice della strada.
     In ogni caso, la realizzazione delle infrastrutture ciclabili può già essere considerata un primo passo verso quella volontà amministrativa che non concepisce gli interventi esclusivamente in chiave speculativa ed elettorale.

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